La stanza dell’odio #1

“Ritenevo, che le crisi di tipo economico, sociale e culturale che si susseguivano periodicamente dal secondo dopoguerra, servissero al meccanismo del sistema per rigenerarsi e riposizionarsi. Ritenevo che il meccanismo avesse al suo interno gli anticorpi per guidare questi processi di trasformazione, anzi, che in qualche modo li anticipasse ad hoc. Oggi non ho più questo convincimento.
Credo che “il sistema” sia in ritardo nel comprendere e gestire i processi di trasformazione della società. Una trasformazione caratterizzata da forme di intolleranza sociale estrema che mina alla base il concetto stesso di democrazia, la violenza verbale in atto è solo l’inizio di questa deriva.
L’odio per l’appartenenza politica, sociale, etnica, religiosa, di genere …. amplificato da internet e dai social network ha trasformato la rete in un campo di battaglia: qualsiasi cosa accada – fatti o affermazioni che creano contrapposizioni oppure azioni e comportamenti di poca sostanza – c’è sempre qualcuno che, protetto dall’anonimato e da sigle di vario tipo, commenta in modo violento, commenti che istigano sempre più spesso, a compiere realmente atti violenti e scellerati”

La stanza dell’odio 1# pone l’accento sulla responsabilità dell’arte e dell’intellettuale nel suo rapporto con la realtà.
Nello spazio è allestita una guardiola di sorveglianza illuminata, tutt’attorno è buio. L’interno del piccolo ambiente, illuminato da una lampada a piatto, è arredato in modo minimo: una sedia, un tavolino con sopra il telefono, il blocchetto per le ricevute, un cruciverba e, all’angolo, un vecchio televisore acceso.
Il sorvegliante è assente, nessuno controlla chi entra ed esce dal palazzo.
Il televisore trasmette Il cecchino (2018), una lunga serie di immagini di personaggi, categorie sociali, etniche, sessuali, politiche, del consumo, testi di messaggi Facebook, Twitter… che vengono sistematicamente colpiti da un rumoroso sparo di Kalashnikov AK47.
Alla fine del video si scopre che il sorvegliante è l’artista stesso.
Messo a confronto con la realtà “si assenta” quindi “non vede” quanto gli accade attorno.
La sua risposta artistica si palesa nel giocare a fare il cecchino con un fucile di legno.

Anno2020TecnicaVideoinstallazione

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