Orto

Cumuli di detriti edili vanno a formare piccole strutture piramidali: frammenti di cemento, calcinacci, materiali di scarto, grossolani o più fini, organizzati fino a creare una superficie coltivabile. Dalla sommità di queste file emergono ortaggi vivi: pomodori, cavoli, piselli, cipollotti, barbabietole, peperoni. Tutto appare regolare e armonico, ma uno sguardo più attento, rivela un senso di inquietudine e di fastidio, che chiama alla riflessione e alla denuncia politica. L’installazione si apre a una doppia lettura. Da un lato, la visione più cupa: non rimane che adattarsi alla distruzione, coltivare sopra ciò che è stato annientato. Dall’altro, una possibilità diversa, più ostinata: anche dalle macerie può nascere qualcosa, una forma di vita che resiste e si organizza.


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